Le Moto più belle e potenti degli anni 80 ~ lιĸeвooĸ.ιт



Le Moto più belle e potenti degli anni 80



Alla fine degli anni ’80, le varie 125 stradali delle altre case, come la Cagiva Freccia e la Aprilia AF1 Sintesi, erano veloci e competitive, ma la posizione del manubrio e delle pedane era pensata per una guida più agevole su strada. La Gilera SP01, invece, aveva le pedane spostate all’indietro e un manubrio che “invitava” il pilota a sdraiarsi sul serbatoio: nasceva una vera e propria moto da corsa di serie che cambiò il modo di concepire le stradali sportive. Dalla carenatura essenziale, che lasciava scoperto il telaio perimetrale Twinbox, al monocilindrico due tempi da più di 29 cavalli, alla corsa rapida dell’acceleratore: tutto, nella Gilera SP01, era concepito per la corsa.Come era usuale in casa Bimota, il motore della YB4 era un propulsore di serie di un’altra azienda. In questo caso si trattava del quattro cilindri della Yamaha FZ 750, accuratamente modificato dai tecnici della casa di Rimini, con un sistema di iniezione Weber-Marelli che sostituiva l’alimentazione a carburatori del motore giapponese.

Il lavoro svolto portò un incremento di 9 cavalli alla ruota, raggiungendo i 121CV. Nel 1987 la Bimota YB4 esordì nel Campionato del mondo di Forrmula TT, con in sella il mitico Virginio Ferrari, che ottenne un’insperata vittoria finale davanti al pluricampione Joey Dunlop. La YB4 costava ben 30 milioni di lire, il triplo rispetto alla Yamaha FZ, ma grazie ai successi nelle competizioni vennero prodotti più di 300 esemplari.Già nella scelta del nome, la monocilindrica della casa varesina era destinata, sin dall’inizio, ad entrare nella storia. Nata nel 1990 per sostituire la Cagiva Freccia, la Mito raggiunse, quattro anni più tardi, l’apice della propria evoluzione nella Cagiva Mito Ev 125. Disegnata dalla premiata ditta Tamburini-Robbiano, la nuova Mito presentava linee molto simili alla già apprezzatissima Ducati 916. Oltre al design rinnovato, la Mito Ev era dotata di un motore aggiornato da quasi 31 cavalli, delle sospensioni Marzocchi migliorate e un carburatore Mikuni al posto del Dell’Orto utilizzato nelle versioni precedenti.Massimo Bordi, allievo di Fabio Taglioni, propose l’utilizzo di una testata desmodromica plurivalvole, da adattare sul motore della precedente 750 F1. L’ing. Taglioni si dimostrò contrario a tale scelta, ma alla fine il giovane ingegnere riuscì a spuntarla. Nacque la Ducati 851, prima moto dopo l’acquisizione da parte della Cagiva; ma soprattutto, prima Ducati a vincere il mondiale Superbike.






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