Le leggende Nascoste che conserva il COLOSSEO,arriva la risposta alle tante domande

    Tutto il mondo in assoluto conosce l'anfideatro più famoso e ricco di storia che la terra abbia mai avuto,il mastodontico colosseo,un colosso bello e curioso ma che racchiude i suoi segreti tramite persone che lo hanno studiato e sono arrivati a delle conclusioni,che hanno lasciato le persone con molti dubbi al riguardo,
    secondo alcuni miti medioevali pare che il Colosseo rappresenti l'ingresso che porti direttamente agli inferi, ove, all'imbrunire, le anime dei trapassati errino in cerca della pace eterna che forse non troveranno mai, perche' periti in maniera violenta e anzitempo,un'altra leggenda afferma che molte piante di paesi lontani, che sono attecchite nella zona del Colosseo, siano state portate dai sandali dei viandanti o dalle zampe degli animali sacrificati da malvagi imperatori,un'altra curiosa leggenda afferma che il Colosseo e' stato una sorta di tempio diabolico con tanto di stregoni che rivolgevano agli adepti la seguente domanda:"Colis Eum" che significa "Adori Lui", riferito al diavolo; da qui il nome Coliseum.Nel corso del Giubileo del 1675, il Colosseo assunse il carattere di luogo sacro, in memoria dei molti martiri cristiani condannati al supplizio e nel 1744 papa Benedetto XIV lo consacrò alla passione di Cristo e vi fece costruire le 15 tappe della Via Crucis, in memoria dei martiri cristiani sacrificati nell’arena. Il Colosseo ha dimensioni impressionanti: 4 piani, dei quali: il primo alto più di 10 metri, ornato da colonnato dorico; il secondo alto quasi 12 metri, ornato da colonnato ionico; il terzo alto altrettanto, ornato da colonnato corinzio e il quarto, in muratura piena, che presentava un sistema di pali per fissare il velarium , ossia l’immenso tendone che serviva a riparare gli spettatori dal sole. Diversi erano gli spettacoli rappresentati nell’Anfiteatro: dalle prima luci dell’alba, le Venationes, caccia alle bestie feroci, in cui i Romani esternavano il gusto per la riproduzione e l’imitazione del reale. Spettacolari erano le Silvae: pittori, scenografi e registi costruivano un finto scenario nell’arena, con alberi e cespugli, che somigliava ad una foresta popolata da animali che, in questo caso, non dovevano per forza essere massacrati.

    Vi era poi la celebre esibizione di un elefante che sapeva scrivere con la proboscide parole sulla sabbia; anche se lo spettacolo più bello per il pubblico era quello dei gladiatori, accolti dall’assordante clamore che saliva dalla platea, tra squilli di trombe, facendo il loro ingresso trionfale in parata.I gladiatori erano prigionieri di guerra ed un gran numero di schiavi colpevoli di gravissimi delitti. Alcuni riuscivano a riconquistare un posto nella società , combattendo nell’arena e dimostrando il loro coraggio e la loro bravura; altri schiavi erano condannati alla morte per mezzo di bestie feroci (ad bestias). Anche cittadini che commettevano gravissimi reati potevano essere condannati alla morte atroce nell’arena, per mezzo della spada (ad glaudium) e per altri schiavi c’era la morte peggiore: quella per crocifissione (crucifixio). La maggior parte dei gladiatori erano costretti in questo ruolo, ma non mancavano gli uomini liberi che si presentavano volontariamente perché affascinati dal rischio e dalla violenza. Stando agli scritti del tempo, le belve venivano tenute affamate al buio per giorni interi, fino ad impazzire per le ferite inferte dai guardiani ai loro cuccioli.

    Gli animali uscivano dai passaggi che incontravano una volta fuori dai montacarichi, che li sollevavano dagli oscuri locali sotterranei dell’Anfiteatro. I prigionieri di guerra erano i primi condannati ad essere dati alle bestie. Il condannato al supplizio entrava nell’area nudo o seminudo, con le mani legate dietro la schiena; i condannati a morte con supplizio si distinguevano dai condannati ad bestias. Questi ultimi, infatti, erano dotati di abiti e armi, come i gladiatori, ed erano stati esercitati per l’attacco e la difesa in un’apposita scuola per le cacce.In origine i giochi avevano carattere religioso, ma per la maggior parte del popolo erano l’occasione per divertirsi, per essere feroci alle spalle di un altro…anche se una certa sacralità era conferita dalla presenza delle Vestali, del Pontefice Massimo e dell’Imperatore. Alcuni giorni prima dell’inizio dello spettacolo, veniva fatta pubblicità, affiggendo il programma scritto in rosso per tutta la città. Dopo una specie di “ultima cena” offerta ai gladiatori, arrivava il giorno del combattimento: verso sud-est c’era la porta Libitinensis, oltre la quale, nello spoliarum, gli inservienti, spesso mascherati da Caronte, il traghettatore infernale, portavano i gladiatori morti o morienti per spogliarli di costumi e armi; mentre a nord-est, attraverso la porta Triumphalis, entrava la pompa gladiatoria per il dare il via ai giochi. I combattimenti a volte avevano una connotazione comica: nani, storpi e donne si battevano a suon di botte con armi di legno, fino a quando una tuba comunicava il combattimento vero e proprio: i gladiatori, scortati dai loro mecenati, facevano il loro ingresso, venendo frustati e rimproverati se apparivano stanchi o annoiati, per dare al popolo il giusto spettacolo,per abbiamo inserito un filmato molto bello che ti mostrerà la leggenda dell' aurea del colosseo.

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  • il 04 Jun 2016




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