Fiat 128 ,i ricordi di una macchina che ha scritto la storia

    Una macchina intramontabile e storica che in quei anni fece tano successo,la fiat 128,quando usci dal mercato ne furono acquistate moltissime ed è stata un auto che è sempre adata bene,poi ci fu la versione rally,un motore potente e scattante che fece e vinse moltissime gare,ma la nuova 128 viene proposta in due versioni, a due o a quattro porte, un’altra scelta che ne fa un’auto importante dal punto di vista produttivo visto che è  la prima Fiat dei tempi moderni a far propria questa soluzione,con la due porte la Casa torinese strizzava l’occhio ai mercati di lingua tedesca, dove questa soluzione era apprezzata da chi viaggiava per lo più da solo o da chi aveva figli piccoli. In più ne guadagnava la sportività, perché dava alla 128 una vaga somiglianza ai coupé di scuola tedesca. La versione a due porte si distingueva per la calandra priva del fregio orizzontale, la portiera più lunga, il montante posteriore più stretto e per l’assenza del deflettore fisso al finestrino dietro. La linea, a tre volumi, pur con il contenuto sbalzo posteriore, poteva sembrare anche troppo tradizionale. Ma va considerato che, allora, i clienti avevano una scarsa propensione verso le carrozzerie a due volumi, e sarebbe stato rischioso introdurre un’ulteriore innovazione in una vettura in cui ne erano state introdotte già molte, come la trazione anteriore e la disposizione del motore trasversale, la cui positiva accoglienza non era così scontata come oggi si potrebbe pensare.Il motore stesso, progettato da Aurelio Lampredi, era integralmente nuovo. Era  un’unità di 1116 cc per 55 CV-DIN di potenza. Aveva la distribuzione monoalbero a camme in testa (altra novità) comandato da una cinghia dentata invece che dalla tradizionale catena.

    Per arrivare a questo risultato ci si avvalse dell’esperienza maturata con l’Autobianchi Primula, che servì per progettare una vettura il cui gruppo motopropulsore, oltre ad essere caratterizzato da una notevole compattezza, era anche più leggero e potente di quello di derivazione Fiat 1100 D (e in seguito 124) montato sulla berlina di Desio. Gli studi sul modello X1/1 (la sigla di progetto della futura 128), che iniziarono a metà degli Anni ’60, prevedevano inizialmente due motorizzazioni: una versione base, con cilindrata da 800 a 1000 cc, e una di più alta gamma che si sarebbe dovuta collocare tra i 1100 e i 1200 cc.

     Le esperienze presero perciò avvio montando il motore della 850 in posizione anteriore trasversale su uno dei prototipi, nell’attesa che fosse pronto il nuovo e definitivo propulsore.  La motorizzazione con cilindrata inferiore fu però abbandonata e la gestazione della 128 proseguì in funzione del nuovo motore, per dare vita ad una vettura che di fatto avrebbe dato l’avvio, negli anni a venire, a una nuova impostazione tecnica e stilistica dei modelli Fiat.Riuscito compromesso fra tradizione e modernità, la sua carrozzeria a tre volumi accontentava i fedelissimi della Marca ma seppe conquistare anche chi già possedeva vetture straniere attorno al litro di cilindrata. Il suo punto forte era la grande abitabilità in rapporto alle contenute dimensione esterne. Ma era apprezzato anche il generoso motore che assicurava anche elevate medie autostradali. La velocità massima, inizialmente (e con eccesso di prudenza) dichiarata in “oltre 135 km/h”. Ma era in realtà più elevata di almeno cinque chilometri orari, tanto che la stessa Fiat, in seguito, corresse la dichiarazione in un più realistico 140 km/h. Nella sua prima veste la 128 presenta una calandra con grandi fari circolari inseriti una griglia color alluminio, formata da piccoli esagoni e divisa a metà da un profilo orizzontale cromato recante al centro il marchio Fiat. Il retaggio stilistico degli Anni ’ 60 è visibile nelle classiche coppe ruota cromate e nei paraurti con i caratteristici e lunghi rostri gommati. Nella parte dietro i gruppi ottici sono invece rettangolari a sviluppo orizzontale, con i catadiottri sistemati al di sotto. Il ricorso alle cromature come elemento d’arricchimento del disegno è limitato all’essenziale: le parti cromate sono inserite soprattutto nelle cornici dei cristalli, attorno ai gruppi ottici e come contorno della griglia del radiatore. La fiancata, a parte un profilo sottoporta e le maniglie, è invece priva del consueto (per il periodo) listello che sottolinea la linea di cintura, sostituito da una semplice piega della lamiera.La vetratura laterale, a quattro luci, presenta i comodi deflettori alle portiere (apribili quelli anteriori), mentre lungo i montanti e all’estremità del padiglione c’è la pratica grondaia (o gocciolatoio), utile per evitare la “doccia” all’apertura delle porte quando piove. All’interno il cruscotto conta due elementi circolari, mentre i rivestimenti e la selleria riprendevano forme e stili d’arredo in linea con quanto la Casa proponeva sulle proprie berline. C’era piuttosto una cosa a cui i clienti delle vetture Fiat di media gamma non erano abituati e che faceva percepire l’ abitacolo in forma diversa dall’usuale: il pavimento era completamente piatto, senza il consueto tunnel della trasmissione che in qualche modo separava i sedili. Non c’era nulla in mezzo: solo la leva del cambio e quella del freno a mano. E questo aspetto - anche oggi - continua a sembrare inusuale visto che, nel corso degli anni, quello spazio è stato riempito dalle Case con accessori e strumenti di ogni tipo,in onore di questa macchina abbiamo inserito un video che portera e vi mostrerà i ricordi di una macchina che ha scritto la storia.

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  • il 14 Jun 2016




Categorie: Motori, Anni 70/80 Ottanta

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