Memorial A112 Autobianchi,un'auto storica che ricordiamo con affetto

    Omaggio alla mitica A112 Autobianchi,una macchina che merita di essere ricordata e ovviamente noi nostalgici la ricordiamo con affetto perché per molti di noi quando eravamo ragazzi fu la prima macchina ad aver guidato,un auto piccolina semplice che comunque aveva dele ottime prestazioni soprattutto sullo spunto,per quanto riguarda la sua prima uscita,al Salone di Torino del 1969 fu presentata la Autobianchi A112, vettura che andò a sostituire la Bianchina nella gamma della Casa di Desio. La A112 fu progettata da Dante Giacosa, già autore di diverse vetture del gruppo Fiat. Il Lingotto era entrato in possesso di Autobianchi nel ‘67 e la A112 rappresentò il secondo modello realizzato sotto la gestione della Casa torinese,con la Autobianchi A111, la A112 condivideva lo schema tecnico “tutto avanti”, vale a dire motore e trazione sull’anteriore. La piattaforma era inedita e due anni più tardi fu utilizzata come base anche per la Fiat 127.L’intenzione di Fiat era quella di creare una vettura che si ponesse in diretta concorrenza con la Mini, a quei tempi assemblata da Innocenti. Giacosa aveva il compito di dare vita ad un’auto che incontrasse i consensi del pubblico giovane e femminile e la grande accoglienza ricevuta dalla A112 alla kermesse torinese dette ragione alla perspicacia del management Fiat.

    La vettura Autobianchi fu definita subito come una piccola ammiraglia o l’auto “per le signore”. Infatti, la A112 era una vera e propria citycar, lunga 323 cm, larga 148 cm, alta 134 cm e con un passo di 204 cm. Inoltre, poteva contare su un bagagliaio di 180 litri, abbastanza capiente per l’epoca, ma soprattutto versatile dato che il divanetto posteriore aveva lo schienale abbattibile.La commercializzazione della Autobianchi A112 partì nei primi mesi del 1970. Al momento del lancio era disponibile in unica versione, mossa dal motore 903 a quattro cilindri da 44 CV della famiglia “aste e bilancieri”. Nel 1971, la gamma della A112 si arricchì di due interessanti versioni: la A112 E, caratterizzata con un’equipaggiamento più ricco e spinta dal propulsore 903 portato a 47 CV di potenza, mentre al top di gamma si poneva la A112 Abarth.

    La versione allestita dall’elaboratore austriaco si contraddistingueva esteticamente per le varie caratterizzazioni sportive - come la vernice rossa e il cofano motore nero - e per il motore incrementato a 982 di cilindrata e 58 CV di potenza. La A112 si distinse nel panorama automobilistico per l’insolita configurazione a 3 porte della carrozzeria e per esser stata oggetto di ben sette aggiornamenti durante la sua lunga carriera che dettero vita ad altrettante serie della vettura.Al momento dell'inizio della commercializzazione (ottobre 1969), l'A112 era disponibile in un'unica versione, spinta dal motore FIAT 100, un quattro cilindri in linea con albero a camme laterale, con 903 cm³ di cilindrata e 44 CV di potenza massima.Accoppiato ad un cambio manuale a 4 rapporti, spingeva l'utilitaria di Desio a sfiorare i 140 km/h con consumi abbastanza contenuti (in media 6,9 litri ogni 100 km).Le ottime doti di accelerazione della vettura, che passava da 0 a 100 km/h in soli 13,7 secondi e percorreva i 400 metri con partenza da fermo in 18,874 secondi, fanno ritenere che il motore disponesse in realtà di una potenza superiore ai 44 cv dichiarati dalla casa costruttrice.L'impianto frenante era di tipo misto (dischi davanti e tamburi dietro), ma privo di servofreno e con freno a mano inusualmente sulle ruote anteriori. Il comportamento stradale era assai gradevole, per brillantezza, maneggevolezza e tenuta di strada.L'allestimento prevedeva sedili in skai e plancia con strumentazione circolare, mentre il bagagliaio aveva una capienza di 180 litri, ampliabili ribaltando lo schienale posteriore.Nell'autunno del 1971, per uniformare la produzione tra la 127 e la A112, venne installato su quest'ultima lo stesso motore con 47 CV che equipaggiava la neonata 127, anche se la casa continuò a dichiarare 44 CV ancora per diverso tempo. Sempre in quell'anno, visto il successo ottenuto e le ottime doti stradali, la Casa decise di ampliarne la gamma con l'introduzione delle versioni E ed Abarth.La prima presentava finiture più curate, verniciatura del tetto in colore contrastante (proprio come sulla Mini) e dotazione più ricca, mentre la seconda era una vera e propria versione sportiva realizzata dall'atelier di Carlo Abarth.L'A112 Abarth, che sarà anche l'ultimo modello sviluppato con un certo grado d'autonomia dall'Abarth (che proprio quell'anno venne assorbita dalla Fiat), era equipaggiata con un esclusivo quattro cilindri monoalbero, sempre ad aste e bilancieri, da 982 cm³ e 58 CV, che garantiva ampi margini d'elaborazione.

    A causa delle maggiori prestazioni fornite dal motore, l'impianto frenante venne potenziato e completato dal servofreno.La caratterizzazione estetica della carrozzeria, offerta solo nel colore rosso con cofano motore, passaruota, sottoporta e fascia posteriore tra i gruppi ottici in nero opaco e marchietti Abarth (il famoso scorpione) sulle fiancate, era molto marcata, così come quella degli interni (sedili anteriori anatomici con poggiatesta, volante sportivo e strumentazione completa di contagiri, termometro olio e manometro olio).Col tempo, grazie anche ai numerosi trofei monomarca, la A112 Abarth divenne un'autentica "palestra" per futuri piloti,il video che abbiamo inserito a fine articolo vi farà ricordare quest'auto emozionante che è e resterà per tutti noi intramontabile.

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  • il 18 Jun 2016




Categorie: Motori, Anni 70/80 Ottanta

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