Tributo e Omaggio alla straordinaria alfa romeo 164 3.0 v6

    Non ci sono parole per definire questa macchina,una super car,un bolide,potenza,estetica e lusso facevano della 164 una macchina con pochissimi rivali per la sua straordinaria potenza sulla strada,siamo nel 1986 quando per il marchio del Biscione si inizia a sentire aria di crisi e la si percepisce ancor meglio, purtroppo, dal momento in cui viene ceduto al brand del Lingotto, Fiat,è da questo momento infatti che ci si rende conto che per salvare Alfa Romeo sarebbe utile fare un attento studio di sviluppo di nuovi modelli e non si volle perdere l’occasione per inglobarlo con un progetto che Fiat stava seguendo assieme a Saab per la realizzazione, per entrambi, di un modello in grado di conquistare una grande nicchia di clientela e che fosse in grado di dare grandi prestazioni nel pieno del comfort e del lusso che solo una berlina sapeva dare.

    Il tutto venne studiato sulla base telaistica di Lancia Thema.Nnasce quindi la 164, auto che aveva sostanzialmente tre parametri da superare: quello di essere innanzitutto sportiva, elegante al contempo e bella per conquistare il pubblico, soprattutto gli amanti del marchio del Biscione. Una delusione forse per molti appassionati fu quella che da questo modello come per molti altri, per Alfa Romeo, si abbandonò la trazione sull’asse posteriore e venne quindi standardizzata alla concorrenza dell’epoca.

    Ciò nonostante però gli ingegneri del marchio non vennero meno alla realizzazione di una vettura competitrice nel segmento di mercato quale debuttava e dato l’animo sportivo delle corse che avevano, non si fecero mancare la versione all’estremo della sportività: quella appunto denominata Quadrifoglio.Non possiamo non parlare di cosa si “nascondeva” sotto al cofano.

    C’era infatti un vigoroso V6 tre litri, già comunque conosciuto e più volte testato, progettato dall’ingegner Giuseppe Busso. Questo propulsore non ebbe certo vita breve se si pensa che è stato montato per la prima volta in un’auto di serie al termine degli anni ’70 ed è rimasto in produzione fino alla fine del 2005 andando ad equipaggiare per anni i diversi modelli del brand torinese. Quando si parla di destino generalmente lo si fa per una cosa che non è così solita capitare ed in questo caso è proprio un segno del destino che dal momento in cui cessò la produzione di questo motore se ne andò anche il suo progettista, appunto Giuseppe Busso.Inizialmente questo propulsore era in grado di una potenza massima di 200 cavalli per i primi modelli a 12 valvole e venne potenziato ulteriormente in un secondo momento fino al raggiungimento di una potenza di 230 cavalli che non “disturbavano” durante l’uso cittadino ma si facevano ben sentire nel momento in cui si portava la 164 ad esempio nelle autostrade o addirittura in pista. Non è da tutti la guida di una vettura di queste dimensioni alimentata da un motore di questo calibro tanto che infatti venne rivisto il telaio della Thema in molti suoi punti e al conducente erano richieste manovre puntuali e ben precise onde evitare inconvenienti provenienti dal posteriore della vettura sebbene fosse di trazione anteriore,a quei tempi chi aveva una macchina del genere era veramente un lusso,anche se il consumo di benzina era veramente tanto,ma sappiamo tutti che proprio la benzina era quella che dava potenza all'alfa romeo.

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  • il 05 Jul 2016




Categorie: Motori, Anni 70/80 Ottanta

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