Full Metal Jacket e il sergente di ferro

    Uno straordinario capolavoro di un grande film che fa riflettere profondamente “Full Metal Jacket” indica la guaina di rame che serve a blindare i proiettili, messaggeri di morte che, sono i veri protagonisti della pellicola. Nella prima parte, si narra l’addestramento di diciassette giovani civili che vengono preparati a sostenere il combattimento. Sotto la guida del sergente Hartmann (Ronald Lee Ermey), una sorta di sadico che non lascia nulla di intentato per svuotarli della loro umanità e farne vere e proprie macchine da guerra, essi si trasformano buttando via ogni residuo di coscienza. A simboleggiare al meglio questo processo è “Palla di Lardo” (Vincent D’Onofrio), che da goffo civile, diventa una valida recluta, non senza aver lasciato sul campo la sua stabilità mentale. Altro protagonista è “Joker” (Matthew Modine), che intuita la trasformazione di “Palla di Lardo” cerca di evitare la tragedia incombente, senza però riuscirvi, poiché questi, nell’ultima notte al campo, uccide l’istruttore e si toglie la vita.

    E qui comincia la seconda parte della pellicola, con il trasferimento di “Joker” in Vietnam, a lavorare per un giornale, Stanco della monotonia della sua vita, si fa trasferire al fronte, ove ritrova il suo vecchio amico “Cowboy”, conosciuto durante l’addestramento. Lui e i suoi compagni, però, sono ormai delle vere macchine da guerra, i cui riflessi sono condizionati dagli orrori vissuti. Nel drammatico finale, tutta la compagnia viene uccisa da un cecchino nemico, che si rivela essere una ragazza. La quale, catturata, viene uccisa da “Joker” con un colpo alla testa, al fine di evitarle ulteriori sofferenze.
    Il film è una riflessione sulla guerra e sul mito che la contorna e che rievoca quello della “bella morte” che ispirò alcune delle imprese più efferate compiute dalle truppe nazifasciste nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Perché in fondo, è questa la tesi del film, le guerre si assomigliano tutte e hanno il solo risultato di assuefare alla morte e di togliere ogni traccia di umanità. E soltanto chi resiste alle pressioni dell’ambiente militare e non fa schiacciare la propria soggettività dalle assurde logiche che lo regolano, può conservare la propria integrità morale. In tal senso, il personaggio di “Palla di Lardo” è il simbolo del film, finendo schiacciato inesorabilmente dalla contorta logica rappresentata dal sergente Hartmann.

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  • il 27 Nov 2016




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